Trentino Alto Adige: un regime di apartheid?

Apartheid in Trentino Alto AdigeSecondo un’opinione diffusa, il “Pacchetto”, che ebbe piena attuazione nel 1992, (presidente del Consiglio Andreotti) fu troppo generoso, permettendo alla comunità di lingua tedesca di mettere in atto una politica fondata sulla gelosa separazione tirolese, contro qualsiasi tentativo di civile e reciproca integrazione.

E’ vero che l’accordo chiuse positivamente una questione che avrebbe potuto assumere dimensioni irlandesi o basche, ma il prezzo politico e finanziario pagato dallo Stato italiano fu alto (S. Romano: “Cinque regioni oggi speciali, domani chissà”. Radio radicale,29-11-02,ore16,56)

Ad esempio, per evitare che alla morte del proprietario i masi (le fattorie di montagna) si frazionassero, con danno per la lingua tedesca, si autorizzò la deroga al maggiorascato, introdotto dal Codice Napoleonico.

Venne riconosciuto ai Trentini tutto quanto veniva concesso a Bolzano, separando le province autonome di Trento e Bolzano: entrambe assorbirono le competenze che precedentemente erano appannaggio della regione.

E infine (S.Romano, ibid.) per evitare contaminazioni etniche, si permise alla Sudtiroler Volkspartei di instaurare nella provincia di Bolzano un regime di apartheid: i tedeschi da una parte, gli italiani dall’altra.

Illustrerò a questo proposito l’esempio della scuola, che interessa non solo docenti e studenti, ma tutta la società (materiale tratto da “Il fatto quotidiano”: “Alto Adige , la scomparsa del bilinguismo nelle scuole separate”, di Daniele Fiori, 31 maggio 1917.

No al bilinguismo in Alto Adige : tre sistemi di scuole

<strong>Valutazioni europee per la lingua</strong>

A1 nessuna conoscenza

A2

B1

B2

C1

C2 ottima conoscenza

Una premessa: la scuola, in Alto Adige, si divide in tre sistemi, uno per ogni gruppo linguistico presente nel territorio.

Il principio dell’insegnamento nella madrelingua è sancito dall’articolo 19 dello Statuto Speciale, che è sempre servito per vanificare i tentativi di istituire una scuola bilingue.

Su una popolazione di 1,056 milione di abitanti, il 70% è di lingua tedesca, il 25% italiana, il 5% ladina. (dati del 2008).

Ma il bilinguismo, una ricchezza, sta sparendo. Almeno Secondo lo studio Kolipsi dell’Eurac, centro di ricerche applicate privato con sede a Bolzano. Lo studio, elaborato dalle linguiste Andrea Abel e Chiara Vettori, è la sintesi dei test effettuati nel 2014/ 15 su circa 1700 ragazzi, per il 45% studenti delle superiori.

I dati sono i seguenti: se nel 2007/08 il 40% degli studenti sudtirolesi aveva una buona conoscenza dell’italiano, ora si può dire la stessa cosa solo per il 20% di loro.

Guardando ai meno bravi, oggi un giovane di lingua tedesca su 5 riesce a farsi capire in italiano con grande difficoltà; 7 anni fa erano il 3%.

La metà degli studenti arriva giusto al livello B1; solo il 6% arriva al C1, quindi è praticamente bilingue.

Le due linguiste scrivono che per gli italiani le competenze si attestano a livello elementare: la maggior parte dei nostri giovani connazionali non è in grado di partecipare attivamente ad una discussione in tedesco su temi quotidiani.

Sette anni fa , la maggioranza di loro arrivava al livello intermedio B1, oggi solo uno su tre,

Nel frattempo, è cresciuto il numero di coloro che hanno una scarsa conoscenza del tedesco: sono quasi il 10%.

Secondo le ricercatrici, i contatti e gli scambi tra i gruppi linguistici sono occasionali e poco significativi, a causa del sistema altoatesino, che tutela i gruppi nella propria lingua, ma non promuove l’incontro, finendo con il creare due mondi paralleli ( libro “Alto Adige , La scomparsa del bilinguismo nelle scuole separate” di Daniele Fiori, cit.)

<strong>E l'Università?</strong>
università di Innsbruck

Passando sinteticamente agli studi universitari, Innsbruck è, di fatto, l’università madre dei Sudtirolesi e per favorirla la provincia di Bolzano non ha badato a spese.(Quaranta anni fra Roma e Vienna, cit.pag154)

L’unica università di cui non si parla è quella di Trento, sia per i precedenti di contestazione studentesca, sia per l’attrazione ch potrebbe esercitare sugli Alto Atesini, inducendoli a prendere il treno per il sud anziché per il nord.

L’opinione di Pier Angelo Schiera

Università di Trento

Pier Angelo Schiera, già Preside di Sociologia a Trento, poi esperto culturale presso l’Istituto di cultura italiana di Berlino, afferma: “Abbiamo certamente più rapporti col Tirolo, con Salisburgo, con la stessa Vienna e in genere col mondo tedesco di quanti (….) ne abbiamo con Bolzano. Nel campo dell’alta ricerca abbiamo ottenuto risultati grandiosi, basta pensare al nostro istituto italo -germanico.(….)

Naturalmente sembra davvero impossibile che un istituto che sta a Trento abbia un altissimo riconoscimento scientifico in tutta la Germania e nessun contatto, nemmeno una risposta, nel Sudtirolo. Questo per me va contro ogni logica di cultura.” (“Quaranta anni fra Roma e Vienna”, cit.pag154)

Allora, presidente Van Der Bellen é veramente così esemplare, soprattutto in epoca Erasmus, l’organizzazione Alto Atesina?

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