Gli eroi dimenticati di Ünterluss

La loro resistenza senza armi ha contribuito a portare libertà e democrazia nel nostro paese<span class="su-quote-cite">Luciano Zani, professore di storia contemporanea</span>

ÜnterlussFino ad ora ho ripercorso le storie di coloro che hanno detto “NO” avendo alle spalle una formazione universitaria, un passato avventuroso, oppure perché erano consapevoli politicamente.

Mi sembra opportuno chiudere con gli “eroi dimenticati”, di cui propongo un esempio significativo: i 44 italiani del lager di Ünterluss.

Il loro percorso comincia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando la maggior parte dei soldati italiani, in guerra a fianco dei tedeschi, si sentirono rispondere dai loro superiori: “ Fate quel che volete”.

L’episodio a cui mi riferisco riguarda 214 soldati e ufficiali italiani, rinchiusi al campo di Wietzendorf.

Dopo che ebbero rifiutato il giuramento alla repubblica di Salò, furono bollati come Imi ( internati militari italiani) dai tedeschi, che in questo modo evitavano di applicare nei loro riguardi la Convenzione di Ginevra, e potevano impiegarli come forza-lavoro nei campi di concentramento.

Nell’estate del 1944 il Reich andò oltre: i soldati /ufficiali italiani furono considerati “lavoratori civili” – privati anche della tutela della Croce Rossa Internazionale-.

Nel febbraio 1945, la loro destinazione doveva essere l’aeroporto di Dedelsdorf, allo scopo di costruire una pista di volo “civetta”, su cui scaricare i bombardamenti alleati.

Il conflitto sorse quando 44 ufficiali italiani rifiutarono di lavorare per i nazisti.

Gestapo ed SS scelsero a caso 21 prigionieri (all’interno del gruppo dei 214), minacciando la loro fucilazione, se gli ordini non fossero stati eseguiti.

I 44 ufficiali, che evidentemente avevano chiara la distinzione fra “patria” e fascismo, si offrirono al posto delle vittime designate. I tedeschi decisero di avviarli, in quanto “insubordinati”, alla rieducazione, trasportandoli al terribile lager di Ünterluss, dove i prigionieri furono sottoposti a lavori disumani, fino alla liberazione da parte degli alleati, il 9 maggio 1945.

Sei ufficiali erano morti per le fatiche e gli stenti. 

Va ricordato che in Italia, dove gli ex militari venivano considerati alla stregua dei fascisti, il loro gesto non rientrava nei parametri della Resistenza.

I riconoscimenti arrivarono molto tempo dopo, a partire dagli anni ‘70.

Le cifre

Nei lager del terzo Reich furono deportati 710.000 militari italiani registrati come Imi e tra loro circa 600.000 decisero di boicottare e ostacolare, a costo della vita, lo sforzo bellico dei tedeschi.
(“Lager di Ünterluss, la rivincita degli eroi dimenticati”, La Stampa 26 aprile 2016).

Testi a cui ho fatto riferimento:

 

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