Gli anni di piombo

Non siamo riusciti a far capire cosa è stato per noi Il Presidente G. Napolitano, sul terrorismo
Si può spiegare ad altri ciò che probabilmente nemmeno noi italiani siamo riusciti a spiegare a noi stessi?A. Campi, promotore di una ricerca su come è stato raccontato il terrorismo
Anni di piombo

Alcuni dati sugli anni Settanta e sui primi anni Ottanta ( la fonte è il libro: Un breve viaggio e altre storie, di Paolo Rossi, Ed. Cortina, 2012 ). Nel 1969, in piazza Fontana a Milano, diciassette morti. Nel 1970, a Gioia Tauro, sul “treno del sole” sei morti. Nel 1972, a Pesaro, un terrorista uccide un carabiniere. Nel 1973 una bomba alla questura di Milano : quattro morti.

Brescia, 1974, piazza della Loggia , otto morti. Ancona, treno “Italicus” : dodici morti. Le Brigate Rosse e altri gruppi terroristici uccisero nel 1976 otto persone e ne ferirono seriamente altre sedici ; nel 1977 gli assassinati furono sette e i feriti quaranta ; tra il 1978 e il 1979 ammazzarono 159 persone e ne ferirono 155. La scorta di Aldo Moro fu ammazzata il 16 marzo del 1978 e il presidente del Consiglio fu rapito e poi ucciso il 9 maggio. Dopo di allora vennero gli agguati mortali al giudice Emilio Alessandrini, all’ operaio e sindacalista Guido Rossa , al colonnello Antonio Varisco , al dirigente della Fiat Carlo Ghiglieno.

Fra questi morti ci sono anche i ventuno camerati ammazzati tra il 1970 e il 1983, dei quali il giornalista Luca Telese ha raccontato la storia in Cuori Neri, in cui ripercorre l’assassinio di tre militanti di destra, provenienti principalmente dal Fronte della Gioventù, durante gli anni di piombo.

bologna 1980Ricordo ancora la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 : 85 persone morirono e 200 rimasero ferite. La magistratura ha condannato come esecutori materiali della strage un gruppo di militanti di estrema destra.

 

pedrizzetti

Questa fotografia, divenuta l’immagine simbolo degli anni di piombo, fu scattata a Milano, in via De Amicis, da Paolo Pedrizzetti il 14 maggio 1977,  nel corso di una manifestazione in cui rimase ucciso il vicebrigadiere della polizia Antonio Custra. Contrariamente a quanto sembra suggerire il titolo del giornale dell’epoca, il ragazzo ripreso in foto non è l’assassino; la fotografia  però fece cadere la convinzione, sostenuta fino ad allora dalla maggior parte della stampa, che dipingeva i manifestanti come ” bravi ragazzi” e i poliziotti come ” assassini “. Pedrizzetti ricevette  minacce  dagli estremisti di ” Autonomia Operaia “, ma, contrariamente a quanto fecero altri fotografi presenti sulla scena,  consegnò il rullino alla polizia ed ai giornali.

L’assassino smascherato 12 anni dopo questo scatto

Per saperne di più, consigliamo la lettura dell’articolo “Una foto storica, una morte assurda” pubblicato in Dagospia.

E’ difficile parlare degli anni di piombo. Forse scontiamo ancora il fatto che c’è stato un lungo periodo in cui si è rivolta un’ attenzione eccessiva ai protagonisti della lotta armata, a danno delle voci delle vittime, considerate come simboli e in quanto tali disumanizzate. Con qualche eccezione, ad esempio la trasmissione televisiva La notte della Repubblica, curata da S. Zavoli . Le 18 puntate, trasmesse su Rai 2 a partire dal 12 dicembre 1989, presentano un filmato descrittivo, le interviste in studio e la discussione finale; rimangono tuttora un punto di riferimento importante per ripercorrere gli anni del terrorismo, in tutte le sue componenti.                                                                                                                                            Sulle ultime ” Brigate rosse ” ha scritto un agile e documentato volumetto il giornalista di TG 24 Daniele Biacchessi  “Una stella a cinque punte. Le inchieste D’Antona e Biagi e le nuove Br” Dalai, 2007

Gli anni di piombo : lo sguardo dei figli

Una svolta netta c’è stata negli ultimi dieci anni, nel corso dei quali si è dedicata un’ attenzione maggiore alle voci delle vittime del terrorismo e si sono pubblicati numerosi libri scritti dai figli di uomini uccisi durante gli “anni di piombo”. Ad esempio, sono usciti i libri di Mario Calabresi: Spingendo la notte più in là, di Benedetta Tobagi : Come mi batte forte il tuo cuore, di Luca Tarantelli : Il sogno che uccise mio padre e di Umberto Ambrosoli : Qualunque cosa succeda.

Attraverso queste testimonianze, ci si addentra nella cronaca , dolorosa , di quegli anni,  ma la cronaca da sola non basta . E la letteratura non c’è ancora.  Il libro di Giovanni  Bianconi Figli della notte ( che nel titolo di copertina viene presentato per i ragazzi, ma in realtà può essere utilmente letto anche da un adulto ), introduce una prospettiva diversa, perché, accanto ai racconti delle vittime, intrecciati con essi, ricostruisce gli scenari complessivi dell’Italia di allora, scenari richiamati anche attraverso i riferimenti alla quotidianità : la telecronaca di un derby, un fenomeno di costume che ha segnato un periodo,un concerto , uno spettacolo televisivo.

E in primo piano i bambini, che avevano vissuto un’infanzia felice e protetta, fino a quando arrivò “quella” notizia , che i parenti cercarono di dare il più tardi possibile, “spingendo la notte più in là”, allo scopo di allontanare il momento del risveglio, perché da allora i figli delle vittime si sarebbero trovati di fronte ad un vita totalmente diversa.

Al momento , mi sembra questa la strada giusta per accostarsi agli anni del terrorismo, il testo più agile da cui cominciare per informarsi su qualche aspetto della storia degli “anni di piombo”.

“Io L’infame” : da carnefice a vittima

Al procuratore  Gian Carlo Caselli , che ha condotto rischiose  indagini di primo piano sia contro le Brigate Rosse che contro la mafia, è stato chiesto quale, fra tanti interrogatori, ricorda di più; questa la sua  risposta:

Sono due, Patrizio Peci e Santino Di Matteo, l’inizio della fine delle Br in un caso e il segreto dei segreti sulla strage di Capaci nell’altro. Tutti e due vennero puniti da una rappresaglia di tipo nazista : Roberto, fratello di Patrizio, fu ucciso dalle Br, Giuseppe, il figlio di Di Matteo, fu sciolto nell’acido dai mafiosi. Non li potrò mai dimenticare.Intervista a G.C. Caselli, su ”La Stampa “, 16 – 12 – 2013

Non c’è niente  da aggiungere alle parole di Caselli. Si può solo ricordare che Patrizio Peci  è stato il primo terrorista dissociato della storia italiana, l’unico che sia da annoverare sia fra i carnefici che fra le vittime. Nel libro ” Io L’Infame ” racconta le motivazioni che lo avevano spinto ad entrare nella lotta armata, dei rapporti all’interno delle Brigate rosse, del pentimento : ” La nostra strategia non era giusta, non lo era la violenza in Italia, in quella condizione. Non lo era aver provocato tanti danni, morte e dolore.” ( Intervista di Silvana Mazzocchi )

Segnalo anche il libro di A. Conci, P. Grigolli e N. Mosna Sedie Vuote. Gli anni di piombo dalla parte delle vittime, che presenta gli incontri di 30 ragazzi dei licei e dell’Università di Trento con i familiari delle vittime del terrorismo e delle stragi di Brescia e di Bologna : Mario Calabresi, Benedetta Tobagi , Silvia Girarducci, Manlio Milani, Giovanni Ricci, Alfredo Bazoli, Agnese Moro, Giovanni Bachelet, Vittorio Bosio, Sabina Rossa.

Ricordo che Luigi Calabresi, vice responsabile della squadra politica della questura di Milano, venne ucciso nel 1972; del delitto furono ritenuti responsabili quattro appartenenti alla frazione extraparlamentare di Lotta Continua.

Walter Tobagi, giornalista del ” Corriere della Sera ” e Presidente dell’Associazione Lombarda dei giornalisti, fu ucciso nel maggio 1980 dalle Brigate XXVIII marzo; Guido Vittorio Bachelet, giurista ed esponente dell’Azione Cattolica, nel febbraio 1980 dalle Br.

I nomi meno noti si riferiscono a familiari di persone uccise perché appartenenti a corpi di polizia ( Damiano Ricci della scorta di Aldo Moro ) o perché vittime dello stragismo , come Manlio Milani e Giulietta Bazoli ( morti nell’attentato di Piazza della Loggia a Brescia ) ; Anna Maria Bosio morì nella strage di Bologna del 1980 , mentre Graziano Giralucci del MSI venne ucciso dalle BR a Padova nel giugno 1974.

Su questo libro c’è un video di RAI 3 : Racconti di Vita, “Sedie Vuote“, in cui parlano gli studenti.

La serie TV La storia siamo noi ha dedicato tre trasmissioni a Guido Rossa, Walter Tobagi ed Ezio Tarantelli.

Va ricordato che, dopo l’assassinio di Guido Rossa ad opera delle Br, la frase ” sono compagni che sbagliano ” scomparve dal vocabolario della sinistra. Ezio Tarantelli, economista, era consulente della CISL nell’accordo governo-sindacato sul taglio degli scatti nella scala mobile.

 

Colpire al cuore - locandinaC’è anche la possibilità di partire da un film, ce ne sono tanti sull’argomento; mi sembra che, anche in questo caso,  valga la pena ricordare quei titoli che esplorano gli anni di piombo attraverso il rapporto padre- figlio.

Il primo, Colpire al cuore, di G. Amelio, è la storia di Emilio, un adolescente, e della sua reazione di fronte al sospetto che il padre, un professore universitario con cui il ragazzo ha un rapporto difficile, abbia legami con gli ambienti delle brigate rosse.

Nel secondo, La scoperta dell’alba, Caterina , la protagonista , perde il padre, scomparso, forse rapito dalle brigate rosse, a 6 anni ; trent’anni dopo si trova nella vecchia casa al mare messa in vendita, solleva la cornetta del telefono , fa il numero della casa in città di allora e le risponde una voce infantile : è lei bambina, una settimana prima del rapimento del padre. Un’occasione per scoprire la verità?

L’ambizioso film di Marco T. Giordana La meglio gioventù ripercorre la storia italiana dal 1966 al 2003, e in particolare gli anni della contestazione, attraverso le vicende di due fratelli, Nicola e Matteo, ma la sua durata – sei ore – lo rende consigliabile solo a spettatori motivati.

Luigi Ambrosoli : ” Qualunque cosa succeda”

 OGGI  Il 6 maggio 2013  Umberto Ambrosoli, consigliere regionale in Lombardia, abbandona l’aula durante il minuto di silenzio in ricordo di Giulio Andreotti. Il padre di Umberto, Giorgio, fu ucciso nel 1979 su incarico di Michele Sindona, mentre era commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.  La Banca era stata portata sull’orlo del crack dallo stesso Sindona, a causa dei legami fra politica, alta massoneria, e criminalità organizzata. In un’intervista, il senatore  Andreotti disse che Giorgio Ambrosoli ” se l’andava a cercare ” . Successivamente si scusò, dicendo di essere stato frainteso.

IERI Ambrosoli, nominato liquidatore dal governatore della Banca d’Italia Guido Carli nel 1974,  fu prima oggetto di tentativi di corruzione ,che caddero nel vuoto, poi di esplicite minacce di morte, ma nonostante questo lo Stato non gli accordò alcuna protezione. La sera dell’11 luglio 1979, l’avvocato, arrivato davanti a casa , stava scendendo dall’auto quando un uomo gli chiese : “Il signor Ambrosoli ?”, al  suo “Sì” disse : “Mi scusi, signor Ambrosoli” e con una 357 Magnum gli sparò tre colpi al petto.

Nessuna autorità pubblica, eccetto Paolo Baffi, il successore di Carli alla guida della Banca d’ Italia, che era  insieme ad  alcuni funzionari dello stesso Istituto, partecipò ai funerali dell’avvocato. E’ bene precisare che Baffi e Sarcinelli, responsabile della Vigilanza della Banca d’Italia, pagarono pesantemente per il costante appoggio fornito ad Ambrosoli, mentre  la senatrice democristiana Tina Anselmi, presidente della Commissione Parlamentare sulla loggia P2,  fu isolata e politicamente emarginata.

 

Nel 1975, in una lettera alla moglie Ambrosoli, consapevole dei rischi che correva, aveva scritto : “E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico : lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il mio paese. Questa lettera “Qualunque cosa succeda” è stata resa pubblica dopo l’assassinio dell’avvocato. Il programma La storia siamo noi, sempre ben impostato, ha dedicato ad Ambrosoli una puntata il cui titolo riprende la lettera alla moglie: Qualunque cosa succeda.

Il giornalista Corrado Stajano nel suo documentato libro Un eroe borghese ( Einaudi 1991), esamina il complesso intreccio politico e finanziario della Banca Privata Italiana; dal libro il regista e attore M. Placido ha tratto nel 1995 il film omonimo, che sceglie di privilegiare l’introspezione psicologica rispetto alle scene drammatiche.. E’ stato giustamente osservato che anche la sobrietà delle scene e dell’ ambientazione sono una scelta efficace, in quanto corrispondono al rigore morale del protagonista.

Un eroe borghese, film di Michele Placido

 

Bibliografia

  • A.Conci. P. Grigolli e N. Mosna Sedie Vuote . Gli anni di piombo – Dalla parte delle vittime , Il Margine Ed. 2008
  • G. Bianconi Figli della notte. Gli anni di piombo raccontati ai ragazzi, Dalai 2012
  • Corrado Stajano Un eroe borghese, Einaudi 1999
  • Rai 2, “La notte della Repubblica”,  ( 18 puntate), a cura di Sergio Zavoli
  • Rai 3, La Storia siamo noi, Dossier Anni di piombo
  • Film di G. Amelio Colpire al cuore 1982
  • Film di M. Placido Un eroe borghese 2005
  • Film di S. Nicchiarelli La scoperta dell’alba 2012

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