Bobbio: Contro la pena di morte

Norberto Bobbio sulla pensa di morteMolti, più o meno o giovani, conoscono Cesare Beccaria (1738 – 1794) per i ricordi scolastici relativi a “Dei delitti e delle pene”, il libro – simbolo dell’Illuminismo lombardo. Un filosofo contemporaneo, Norberto Bobbio ( 1909-2004), è partito dalle premesse di Beccaria, per ampliarne il discorso, dando risalto al rapporto fra la pena di morte, le istituzioni e la rete di rapporti sociali.

Bobbio comincia le sue argomentazioni partendo da alcuni passi del testo di Beccaria. In particolare, esamina la teoria retributiva, o etica, secondo cui è giusto che chi ha compiuto un’azione malvagia venga punito con lo stesso male che ha provocato (pag.9 di “Contro la pena di morte”).

La teoria retributiva, secondo i suoi sostenitori, valuta la pena di morte come un male necessario, in quanto fa riferimento a principi buoni, intesi come valori assoluti della civiltà.

Ma i valori assoluti come vengono individuati? ( pag.11)

I principi buoni sono finalizzati a risultati “buoni”, quelli che portano al più alto livello di utilità – intesa in senso morale – il numero più alto possibile di persone e l’umana convivenza in genere.

Mentre la pena di morte punisce sia l’ordine che l’armonia originaria, senza essere in grado di proporre principi “buoni” alternativi.

La seconda teoria favorevole alla pena di morte è quella preventiva, o utilitaristica: la funzione della pena consiste nel tener lontano i cittadini con la minaccia di un male, che abbia funzione dissuasiva, ed è giustificata solo se “si può dimostrare che il suo aspetto deterrente è grande ed è superiore a quella di ogni altra pena, diventando un male necessario” ( pag.9, ibidem). A questo proposito, Bobbio veste il ruolo dell’ “avvocato del diavolo” e fa riferimento a Marcel Normand, pubblicista francese favorevole alla pena capitale, il quale aveva esposto il caso di assassini che, graziati, commisero altri delitti.

La paura della pena, annota il filosofo torinese, non era stata efficace per loro.

foto di Norberto Bobbio

Concludendo, Norberto Bobbio sintetizza così il ragionamento di Beccaria: gli abolizionisti si pongono da punto di vista del criminale, gli antiabolizionisti assumono quello della vittima: “tertium non datur”, ci chiediamo noi? Ecco la risposta del filosofo ,

Secondo Bobbio la tesi utilitaristica comporta un altro interrogativo, fondamentale: si può dimostrare che la pena di morte, pur non diminuendo i reati di sangue, li previene?

E risponde citando un principio da intendersi in senso assoluto: Non uccidere. Lo stato non può porsi sullo stesso piano degli uomini, che agiscono “per rabbia, passione, interesse.”(pag9).

Lo Stato ha il dovere di difendersi, ma in modo riflessivo e razionale, in quanto è troppo più forte del singolo per mettere in atto la pena capitale( pag.11).

Lo stato deve sentire tutte le responsabilità di questo privilegio e di questo beneficio:  “L’assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell’assassinio brigantesco.” (pag 16)

In quest’ottica, il compimento dell’abolizione della pena di morte “sarà un segno indiscutibile di progresso morale.” Credo che non ci sia altro da aggiungere a queste lucide argomentazioni.

Testi di riferimento

  • Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”, Oscar Mondadori,
  • Norberto Bobbio “Contro la pena di morte” , Conferenza tenuta in occasione della VI assemblea di Amnesty, il 3 aprile 1981, poi stampata con il medesimo titolo.

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