8 settembre: Tutti a casa?

Quando una guerra è vinta, sono i vinti ad essere liberati, non i vincitori.
8 settembre 1943

Le celebrazioni retoriche che si svolgono in Italia il 25 aprile confermano questa riflessione di Roman Gray. D’altra parte, è stato osservato che ci sarebbe voluto un coraggio impensabile per porre come simbolo della Resistenza non una vittoria, ma l’ 8 settembre 1943 , il giorno in cui ognuno stava da solo davanti alle proprie scelte.

Qualche scrittore ha però trovato il coraggio che è mancato alla politica.

La “mala azione” di Fenoglio:  “Una questione privata”.

Il breve romanzo ci presenta il giovane Milton , partigiano badogliano freddo e determinato, che perde queste caratteristiche quando ha il sospetto che Giorgio, suo amico e compagno di lotta, abbia avuto una relazione con Fulvia , la ragazza di cui Milton è innamorato.

Da questo momento in poi per il giovane partigiano l’ impegno nella guerra è secondario: visto che Giorgio è prigioniero dei nemici, diventa fondamentale catturare un fascista da scambiare con il suo amico, da cui vuol sapere la verità su Fulvia.

La “questione privata” di Milton diventa occasione di episodi di guerra, di incontri – scontri con i partigiani della brigata  “Stella Rossa” e con i civili, lo specchio della Resistenza così com’è stata, mossa spesso anche da interessi personali che con la guerra c’entravano poco. Il libro, quando uscì,  venne giudicato dal P. C. I. una ” mala azione”:  la retorica ufficiale non era pronta a riconoscere la varietà di motivazioni che determinavano l’adesione alle fila partigiane.

Anche L’imboscata, il secondo romanzo breve di Fenoglio che propongo, si muove sui piedi di un giovane e carismatico Milton : qui l’azione e la narrazione includono gli alleati inglesi, con i loro calcoli tattici e le loro manie ed i fascisti della Guardia Repubblicana, oltre naturalmente ai civili, che portano avanti una loro resistenza individuale . E ‘ attraverso di loro che l’autore ci consegna questa riflessione, riferita a Milton , ma adatta a tanti altri uomini : “Infiniti sono i mali di una dittatura, ma il peggiore è quello di rendere cattivi i buoni”.

Beppe Fenoglio : “L’imboscata”

Il filtro della memoria : “I piccoli maestri”

Luigi Meneghello, allievo ufficiale degli alpini, continuò con il filone anticelebrativo : ne I piccoli maestri,  autobiografico, il giovane protagonista getta la divisa dopo l’ armistizio e torna a casa ; nel suo paese però corre il rischio di essere reclutato dalla Repubblica di Salò. Fugge di nuovo, stavolta sull’altopiano di Asiago, dove viene avvicinato da gruppi di partigiani : solo da questo momento il giovane comincia ad accostarsi ad un discorso politico, insieme agli studenti suoi coetanei, grazie alla guida ed all’esempio del capitano  Toni , del partito d’azione.

Come si vede, il romanzo di formazione,  reso popolare attraverso i Promessi Sposi, continua in forme e tematiche diverse nella letteratura della Resistenza. Su questo c’è un link della Rai Cult Book del 23- 03 – 2008

DAL FILM ” TUTTI A CASA ” : ” Signor  Colonnello : accade una cosa incredibile! I tedeschi si sono alleati con gli americani ! “ ( Parla il tenente Innocenzi , Alberto Sordi, ancora ignaro dell’armistizio. Il film di Comencini, che si apre in Veneto, in una caserma del Regio Esercito Italiano, mentre la radio diffonde la notizia dell’’armistizio, è tutto da vedere ). Il regista rende con immediatezza lo sbandamento del popolo italiano, e dell’esercito in particolare, attraverso la figura del sottotenente Innocenzi, impersonato da Alberto Sordi, che in seguito alla morte di tre commilitoni si converte da spettatore passivo di una catastrofe ad attore partecipe della lotta per il cambiamento . Non a caso il film si conclude a Napoli, durante le “quatto giornate” del 27- 30 settembre 1943, che segnarono la liberazione della città dall’occupazione tedesca e l’arrivo degli Alleati.

La pellicola è inserita nella lista dei cento film da salvare, lista nata con lo scopo di segnalare 100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 ed il 1978. Il cinema si è ispirato anche all’ opera di Fenoglio e di Meneghello : il film Una questione privata del regista A. Negrin è del 1991 ; Rai 3 ha trasmesso il documentari Una questione privata di G. Chiesa nel 1996 , I piccoli maestri di D. Luchetti è del 1998. Con questi lavori siamo nell’ambito di un regia attenta e scrupolosa, ma il film che ha lasciato un’impronta rimane Tutti a casa.

FIGU Beppe Fenoglio

“Tutti a casa”, una scena del film:

Il  ” TRIANGOLO DELLA MORTE  “ Con questa espressione si indica un’area dell’Emilia compresa fra Castelfranco Emilia, Mirandola e Carpi, in cui dall’8 settembre 1943 fino a tutto il 1946 si verificarono centinaia di omicidi politici, oltre 1000, secondo le stime dell’allora prefetto di Modena Giovanni Battista Laura, stime che coincidono con quelle dei carabinieri.

I responsabili dei delitti furono ex partigiani iscritti o simpatizzanti del partito comunista, che vedevano nelle loro vittime,  in molti casi cattolici, ma anche socialisti, solo  in minima parte fascisti, un ostacolo in vista dell’auspicata rivoluzione comunista e/o dei nemici di classe.

Uno dei primi libri sull’argomento “Vittime dell’odio” di Giovanni Fantozzi uscì  nel 1990, contestualmente alla pubblicazione ( su ” Carlino Reggio” del 29 agosto 1990) di un articolo di Otello Montanari, già partigiano ed ex parlamentare comunista. Nell’articolo, intitolato : ” Chi sa, parli ” Montanari invitava a far luce sui delitti compiuti nel secondo dopoguerra.

La data del 1990 è significativa :   dopo  la caduta del muro di Berlino e la fine dei regimi comunisti, era più facile portare alla luce quello che fino ad allora era noto, ma di cui non si discuteva pubblicamente.

Per saperne di più :  Chi sa, parli Il libro di Giovanni Fantozzi Vittime dell’odio , come il più recente: Il Volto del Nemico. Fascisti e Partigiani alla guerra civile. Modena 1943 – 45  ( Artestampa 2013)  sono letture impegnative ; l’autore si può però cominciare a conoscere  anche leggendo l’intervista, pubblicata  sulla ” Gazzetta di Modena” del 19 aprile 2013. In essa, Fantuzzi  ribadisce ” Io cerco di ricostruire quel periodo come in effetti è stato e non comer invece vogliamo vederlo.”

Vale la pena anche  leggere l’intervista a Otello Montanari , il quale ribadisce di non avere detto nulla che non fosse già noto: ” Ho solo messo insieme i pezzi (…) ”

Gli IMI (internati militari italiani): 40.000 morti dimenticati
Per decenni non si è quasi parlato dei 600.000 militari italiani che dopo l’ 8 settembre del ’43, avendo rifiutato di combattere a fianco delle armate tedesche, furono fatti prigionieri e qualificati dal governo nazista come IMI (Internati militari italiani). Gli IMI , sottratti sia al controllo della Croce Rossa Internazionale che alla tutela della Convenzione di Ginevra, furono obbligati al lavoro forzato nell’agricoltura e nell’industria tedesca, praticamente in condizioni di schiavitù. 40000 di loro morirono.

A guerra conclusa i sopravvissuti, rientrati in Italia, furono esclusi da ogni forma di risarcimento : i governi del dopoguerra si disinteressarono a loro, perché non avevano combattuto né con gli alleati né con i partigiani, gli ex fascisti li consideravano traditori. Molti  scelsero di elaborare in solitudine la propria esperienza, complice anche il silenzio di larga parte degli storici . Solo a partire dagli anni 80, grazie al progressivo allargamento della Ue ed alla caduta del comunismo, il silenzio si è incrinato ed è emersa pubblicamente qualche testimonianza.

La tesi di dottorato di Gabrielli Di Quercita e di Gabriel Francesco – tesi discussa all’Università di Pisa nel 2012 – ” I lunghi giorni della pena. Il diario di prigionia di Luigi Giuntini” parte da una fonte privata – il diario dell’aviere Luigi Giuntini, IMI n.307101-  e ricostruisce una  vicenda individuale e collettiva.

Esiste anche un sito www.diariodiguerra.it, in cui l’autore pubblica quello che il nonno, reduce dalla campagna di Russia e di Albania, scrisse dopo l’8 settembre.  1943 – 1945: l’Italia non esiste più La breve storia degli IMI è un tassello in più per capire la varietà di situazioni e di esperienze vissute dagli italiani dall’8 settembre fino alla conclusione  della guerra.

UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO : CINQUE STORIE DELL’8 SETTEMBRE

Recentemente, la collaborazione fra un artista ed uno storico ha permesso la pubblicazione di un libro con cinque storie che riflettono la condizione di un paese che sembrava non esistere più; il libro di Ventura e Franzinelli è  Una mattina mi son svegliato.

Le storie raccontate sono cinque : due  riguardano Primo Levi e la giovane Carlotta Frohlich, uccisa con altri ebrei e gettata nel Lago Maggiore. I protagonisti delle altre tre sono l’attore Giorgio Albertazzi, che aveva aderito alla repubblica di Salò, il giovane Nuto Revelli, reduce del fronte russo, che aveva rinnegato la scelta filofascista, dettata ” da ignoranza e presunzione ” e il  liceale F. Passarella, che aveva scelto da subito la lotta partigiana, ma venne  ritenuto una spia ed ucciso dagli uomini delle ” Fiamme Verdi”. Mentre  la scritta sulla sua lapide, rimasta immutata,  chiama in causa la “ferocia  fascista”.

Bibliografia

  • Beppe Fenoglio, Una questione privata, Einaudi 1963
  • Beppe Fenoglio, L’imboscata, Einaudi 1992
  • A. Negrin, Una questione privata, 1993 (film)
  • Luigi Meneghello, I piccoli maestri, Mondadori 1964
  • D. Luchetti, I piccoli maestri,  1998 (film)
  • Andrea Ventura- Mimmo Franzinelli, Una mattina mi son svegliato, Utet 2013
  • Luigi Comencini, Tutti a casa, 1960 (film)
  • Giovanni Fantozzi , Vittime dell’odio, Europrom 1990

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2 risposte to “8 settembre: Tutti a casa?”

  1. Dieghi Paolo

    Tutti gli “articoli” portano a riflettere su quanto poco e distorto si conosce di questo periodo.
    Sono nato durante la guerra e solo dopo il 1955 ho cominciato a sapere qualcosa della resistenza e del dopoguerra. Prima di allora sapevo solo che c’era stato il fascismo.
    Per molti anni, fino agli anni novanta, tutte le vicende erano ingessate in una struttura che finalmente è stata rotta.

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    • Maria Livia Paltrinieri

      grazie…uno dei miei obiettivi è proprio quello di andare al di là della rappresentazione oleografica

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